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Ingresso del tempio Sensō-ji ad Asakusa durante il festival Sanja Matsuri.

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Overturismo nel 2026: cosa sta cambiando in Europa

Nel 2026, proteste e nuove politiche hanno portato l’overturismo al centro del dibattito sui viaggi in Europa. Ecco cosa alimenta il malcontento, come reagiscono le città e cosa considerare quando si pianifica un viaggio.

Pubblicato il 28 settembre 2026

Overturismo: il tema di viaggio di cui tutti discutono quest’anno

Ogni rapporto sulle tendenze di viaggio pubblicato quest’anno si apriva con la stessa parola, anche quando non compariva nel titolo: overtourism. Non i concierge basati sull’IA, non le «coolcation», né i pellegrinaggi letterari a casa di Jane Austen: la questione che ha davvero dominato il 2026 è stata la decisione degli abitanti di decine di città di dire basta e la corsa dei governi a trovare una risposta. Ecco cosa succede davvero dietro gli striscioni delle proteste e quali aspetti della vicenda vengono spesso trascurati.

È cominciato come un problema spagnolo ed è diventato continentale

A metà del 2026, le manifestazioni contro il turismo si erano diffuse in oltre 40 città spagnole, per poi attraversare i confini e raggiungere Francia, Germania, Portogallo, Grecia e Regno Unito. Quello che era cominciato con graffiti sui muri di Barcellona — «turisti, tornate a casa», scritto vicino alla Sagrada Família — si è trasformato in giornate di protesta coordinate, compresa un’ondata di manifestazioni organizzate nello stesso giorno in oltre 16 città. Da Maiorca ad Amsterdam, le lamentele sono sorprendentemente simili: gli affitti aumentano quando gli appartamenti diventano alloggi per soggiorni brevi, gli abitanti non possono più permettersi i quartieri in cui sono cresciuti e si diffonde la sensazione che le città siano gestite per i visitatori anziché per chi ci vive.

I numeri spiegano la frustrazione. In un decennio gli affitti a Barcellona sono aumentati di oltre il 60%, mentre oggi il turismo rappresenta circa il 13% del PIL cittadino: una dipendenza che rende economicamente scomoda la protesta anche per chi la organizza. Il vero innesco si è rivelato essere la questione abitativa, più dell’affollamento in sé. Una piazza gremita è un disagio; perdere casa perché il proprio appartamento viene messo in affitto notte per notte è una questione esistenziale.

La risposta politica che nessuno prevedeva: le città passano davvero all’azione

Per anni, le lamentele sull’overturismo hanno prodotto titoli comprensivi e ben pochi interventi concreti. Quest’anno la situazione è cambiata. Barcellona ha raddoppiato la tassa di soggiorno, portandola fino a 15 € a persona, e si è impegnata a eliminare entro il 2028 tutti i circa 10.000 appartamenti turistici autorizzati: non a porre un limite, ma a eliminarli del tutto. Venezia ha mantenuto e ampliato il contributo d’accesso per i visitatori giornalieri, facendo pagare fino a 10 € per entrare nel centro storico nelle giornate di punta. Quando è stato introdotto nel 2024 sembrava un esperimento; oggi appare come un modello che altre città stanno copiando.

La Spagna è intervenuta anche a livello nazionale: ha rimosso circa 65.000 annunci Airbnb che violavano le norme locali e ha introdotto un’imposta rivolta specificamente agli acquirenti stranieri di immobili. Overturismo e crisi abitativa vengono così trattati come un unico problema politico, anziché come due questioni separate. Nel sud della Francia, Nizza e Cannes hanno iniziato quest’estate a limitare il numero di passeggeri delle navi da crociera, intervenendo su un tipo specifico di visitatore — chi arriva in giornata e spende soltanto per un souvenir — che i residenti ormai mal sopportano più degli ospiti che pernottano. Anche il Louvre ha introdotto tariffe differenziate, facendo pagare ai visitatori non UE il 45% in più rispetto ai residenti e ridefinendo silenziosamente il biglietto del museo come uno strumento per decidere a chi dare la priorità.

La svolta che quasi nessuno racconta: l’overturismo è concentrato in luoghi ben precisi

Ecco il dettaglio che sfugge a ogni titolo del tipo «L’Europa reagisce»: l’overturismo non è davvero un fenomeno diffuso in tutto il continente. Riguarda alcune decine di strade precise in alcune decine di città. Il Quartiere Gotico di Barcellona e il sestiere di San Marco a Venezia assorbono folle che non arrivano mai a Girona o Ferrara, a un’ora di treno. Le autorità di diverse destinazioni interessate hanno dichiarato che la pressione è fortemente localizzata, non generalizzata: la crisi esiste, ma è una crisi di concentrazione, non di volume complessivo. Gran parte della Spagna, dell’Italia e della Grecia non soffre di overtourism. Il problema riguarda alcune piazze diventate famose su Instagram.

Questo è importante perché la soluzione politica a cui ricorrono le città non consiste nel ridurre il numero di turisti, ma nel distribuirli meglio. Gli enti del turismo promuovono attivamente quartieri meno conosciuti e cittadine vicine proprio per alleggerire la pressione sulle due o tre strade che compaiono in ogni foto delle proteste. Il messaggio non è «turisti, restate a casa», ma «turisti, smettete di andare tutti sugli stessi 400 metri di marciapiede».

Cosa significa per chi sta davvero organizzando un viaggio

Il cambiamento si riflette già sui costi: per un viaggio in più città europee, metti in conto altri 150–300 € per tasse e contributi d’ingresso che tre anni fa non esistevano. Inoltre, con l’entrata in vigore dei divieti entro il 2028, l’offerta di affitti brevi nei centri città sarà probabilmente più limitata. Viaggiare in bassa stagione — in primavera o all’inizio dell’autunno invece che a luglio e agosto — sta diventando meno un consiglio per risparmiare e più un modo per non ritrovarsi proprio in mezzo alle folle contro cui tutti protestano.

La risposta più interessante, però, è geografica. Mentre Barcellona, Venezia, Amsterdam e il centro di Atene diventano più costosi e soggetti a maggiori restrizioni, le destinazioni che assorbono l’eccesso di visitatori sono quelle di cui un anno fa nessuno avrebbe scritto nei rapporti sulle tendenze: Girona al posto del centro storico di Barcellona, Ferrara al posto di Venezia, le isole greche meno celebri al posto delle scogliere affollate di Santorini. L’overturismo non ha reso l’Europa meno interessante da visitare. Ha semplicemente spostato la parte migliore del viaggio a una corsa in treno di distanza dal centro della polemica.

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